header lipa "รจ il tempo quando fiorisce il tiglio..."

Lipa

La casa editrice Lipa è nata ormai più di 20 anni fa, nell’autunno del 1994, all’interno del Centro Aletti, un centro nato per lo studio dell’impatto tra la fede cristiana e le dinamiche culturali della modernità e della post-modernità in Europa. Uno studio che cerca di rispondere agli interrogativi delle donne e degli uomini di oggi, tenendo conto della tradizione cristiana dell’Oriente e dell’Occidente, di modo da poter, insieme, indicare un futuro di fede.

Il nome slavo – Lipa, cioè la pianta del tiglio, l’albero sacro degli antichi popoli slavi, che nella simbologia cristiana è passata poi a significare l’albero della risurrezione – dice subito la volontà di integrare i contenuti custoditi dalle tradizioni dei due grandi polmoni ecclesiali, l’occidentale e l’orientale, come via della Chiesa, favorendo l’incontro tra le tradizioni cristiane presenti nel continente europeo.

Questo approccio non è una questione semplicemente accademica. Il cristianesimo è prima di tutto un modo di esistenza: la vita di Dio comunicata agli uomini in Cristo. E siccome il Dio cristiano è un Dio trinitario, questa vita è un evento di comunione. L’uomo che comunica a questa vita supera l’individualità (biologica, psicologica, storica), che è diventata il suo modo di esistenza dopo la caduta, e si manifesta anch’egli come una realtà di comunione e di relazione. Pertanto la conoscenza di Dio passa attraverso la comunione, il che significa il superamento dell’autosufficienza – anche della comprensione degli eventi – che le singole Chiese hanno da sole. L’intelligenza della Chiesa è un’intelligenza della comunione. Comunione di Chiese, comunione di persone, ma anche comunione organica delle tante dimensioni di cui si intesse la vita. Come diceva Solov’ëv, l’interesse egoistico, singolo, il fatto casuale, il particolare angusto, l’atomismo nella vita, nella scienza e nell’arte, sono l’ultima parola della civiltà occidentale, una civiltà che ha elaborato tante forme particolari, ma non ha dato all’umanità il contenuto interiore della vita stessa. Ne ha evidenziato certi elementi singoli, li ha portati al massimo grado di sviluppo, per quanto questo è possibile nella loro separazione, ma li ha lasciati senza un nesso organico e quindi privi di vita, per cui tutta questa ricchezza è un capitale morto.

Oggi si avverte in giro la necessità di un pensiero penetrato dalla vita, di un approccio capace di vedere l’insieme, di una visione sapienziale aperta che integri i diversi saperi frantumati. L’aspirazione all’integrità fa parte dell’esperienza cristiana e, come ci attestano i cristiani orientali, si traduce come bellezza, una bellezza che crea nostalgia e pentimento: nostalgia perché ci è dato di partecipare ad un’esperienza di integrità e di bellezza che non siamo noi a creare e ci fa crescere la fame e la sete per il suo compimento, e pentimento perché sappiamo di tradire continuamente questo dono. Ma questa è proprio la dinamica della partecipazione alla vita di Dio. Ci apriamo ad essa non con l’accettazione intellettuale di una serie di principi, ma con il darsi interamente, scoprendosi in questa insufficienza, in questa mancanza di vita, alla grazia di Dio che ci viene offerta. Offriamo la nostra individualità per configurarsi alla morte e risurrezione di Cristo, e questa offerta diventa il mistero di comunione con Dio. E in questo incontro acquisiamo le potenzialità della natura divino-umana di Cristo: da individui, diventiamo persone, e tutte le nostra espressioni della nostra vita si realizzano come evento di comunione.

È questa fede che Lipa vuole contribuire a far crescere.